CRITICA

Robertomaria Siena Luigi Montanarini Lodovico Gierut Wanna Allievi


LODOVICO GIERUT

Il dato figurativo iniziale si è modificato, subendo ovvie trasformazioni, e oggi quei soggetti "d'acqua e di terra", ai quali aggiungerei "di cielo", hanno trovato un'equilibrata collocazione in tutta una serie d'opere dove spiccano recenti "Cave".

Le carte e le stoffe, sapientemente manipolate, dove i rosa antichi, i rossi, gli azzurri fondi si sposano all'accentuato cromatismo od alla stesura di grigi perlacei, di bianchi appena intaccati da un'imposta materico, svelano e rivelano la storia millenaria del marmo. Il ritmo delle stagioni che lo ha portato a scoprire le armonie della montagna michelangiolesca, con i "tagli" di Carrara e quelli del comprensorio del Monte Altissimo dove il Genio fiorentino soggiornò a più riprese, s'insinuano distintamente in un ambiente dove la storia ed il racconto s'innestano, e gli umori ed i colori d'un universo di marmo, altro non sono che il ritmo stesso d'ogni composizione.

Le ferite, le carezze, gli accostamenti dell'uno e dell'altro elemento (i pigmenti, il sottile strato cartaceo , le iute, i collanti, la sabbia...) ne propongono pertanto un messaggio artistico di grande effetto, coniugato a quei "segreti" che egli ha saputo carpire ai luoghi incantati.